Storia

L’8 dicembre 1854, Domenico Savio entrò in questa chiesa, si inginocchiò davanti all’altare dell’Immacolata e si consacrò a lei con questa brevissima preghiera (che per tanto tempo i ragazzi salesiani impararono a memoria e fecero propria):Maria, vi dono il mio cuore, fate che sia sempre vostro. Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei. Ma per pietà, fatemi morire piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere anche un solo peccato”.
L’altare della Madonna, presso cui Domenico Savio si cansacrò a lei, e il quadro che ricorda la fondazione della “ Compagnia della Immacolata Concezione “, l’8 giugno 1856. Circa due anni dopo, Domenico Savio tornò a inginocchiarsi a questo altare, non più solo, ma in compagnia dei migliori ragazzi dell’Oratorio. Aveva fondato la “Compagnia della Immacolata Concezione”. Si era chiesto: “Perché dobbiamo cercare di fare del bene agli altri da soli? Perché non unirsi, tutti i giovani più volenterosi in una “società segreta”, per diventare un gruppo di piccoli apostoli tra gli altri?”. Don Bosco approvò il progetto. Domenico non sapeva che gli restavano soltanto più 9 mesi da vivere, ma aveva creato il suo capolavoro: quei “primi fondatori” sarebbero diventati salesiani (eccetto lui che sarebbe volato in Cielo). La Compagnia dell’Immacolata si sarebbe trapiantata in ogni Casa salesiana per più di 100 anni, diventando dovunque un gruppo di ragazzi impegnati e di sicure vocazioni. Domenico Savio, in questa stessa chiesa, dietro l’altare maggiore, ebbe un’estasi davanti al tabernacolo che durò più di sei ore.

Don Michele Rua, uno dei Salesiani della primmissima ora (26 gennaio 1854), in questa chiesa celebrò la sua prima Messa nel 1860 assistito dallo stesso Don Bosco. Era nato proprio vicino a Torino-Valdocco, a poche centinaia di metri. A otto anni la Provvidenza gli fece incontrare Don Bosco, di cui aveva sentito parlare e che segnerà per sempre la sua vita. Quando lo vide gli chiese una immaginetta. Il Santo avendo intuito l’avvenire di quel bambino come legato totalmente al suo, fece finta di tagliare la mano mentre gli diceva:Prendi, Michelino, prendi: noi due faremo sempre a metà”. Michelino in quel momento non capì… lo capirà in seguito dopo quegli anni passati con il Santo dei giovani, lavorando con lui per loro.
Don Bosco aveva visto giusto: Michele Rua dal quel momento rimarrà sempre con lui e sarà il suo più fedele e geniale collaboratore nonchè il suo primo successore alla guida dei Salesiani, designato da lui stesso. Fu un grande e fedele imitatore di Don Bosco in tutto, anche nella santità. E’ stato dichiarato Beato dal Papa Paolo VI il 29 ottobre 1972.

1860. Il 22 ottobre di quest’anno, sulla prima porta a sinistra di questa chiesa, avvenne un fatto straordinario. Francesco Dalmazzo era arrivato a Valdocco a 15 anni. Aveva grande volontà, ma salute debole. Disse a Don Bosco: “Io le voglio bene, ma se continuo a stare qui mi ammalerò. Se permette, scrivo a mia mamma di venire a riprendermi”. Così fece. Ma la mattina in cui doveva partire, volle ancora confessarsi da Don Bosco. Mentre attendeva per le confessioni dietro l’altare, mentresi confessava e durante il ringraziamento alla confessione, vide tornare tre volte i garzoni del pane che dissero a Don Bosco che pane per la colazione non ce n’era più. Don Bosco prima li mandò dal panettiere, Magra; saputo poi che il panettiere non voleva più dare a credito, disse di raccogliere tutto il pane che c’era all’Oratorio, che sarebbe venuto a distribuirlo lui stesso alla porta. Francesco capì che forse stava per capitare qualcosa di straordinario. Uscendo per primo, fece cenno a sua madre che l’aspettava con la valigia di avere pazienza ancora un po’. “Quando arrivò Don Bosco – è la sua testimonianza giurata – presi una pagnotta per primo, guardai nel cesto e vidi che conteneva da una quindicina a una ventina di pagnottelle. Quindi mi collocai inosservato proprio dietro Don Bosco, sopra il gradino, con tanto di occhi aperti. Don Bosco iniziò la distribuzione. I giovani gli sfilavano davanti, contenti di ricevere il pane da lui, e gli baciavano la mano, mentre egli a ciascuno diceva una parola, dava un sorriso. Tutti gli alunni, circa 400, ricevettero il loro pane. Finita la distribuzione, volli riesaminare la cesta del pane: nel canestro c’era la stessa quantità di pagnotte di prima. Restai sbalordito. Corsi difilato da mia mamma e le dissi: “Non vengo più a casa. Qui si mangia poco, ma Don Bosco e’ un santo”.  Questa fu la sola causa che mi indusse a restare all’Oratorio e a farmi salesiano” (MB 6,777). Francesco Dalmazzo divenne sacerdote, fu per otto anni direttore nell’istituto salesiano di Torino-Valsalice, e fu il primo Procuratore generale della Congregazione Salesiana presso la Santa Sede.

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